Coffee Brain – Karl Popper

July 17 2020 – Apiro

TESTO 1:

Storia del tacchino induttivista (B. Russell):

Fin dal primo giorno questo tacchino osservò che, nell’allevamento dove era stato portato, gli veniva dato il cibo alle 9 del mattino. E da buon induttivista non fu precipitoso nel trarre conclusioni dalle sue osservazioni e ne eseguì altre in una vasta gamma di circostanze: di mercoledì e di giovedì, nei giorni caldi e nei giorni freddi, sia che piovesse sia che splendesse il sole. Così, arricchiva ogni giorno il suo elenco di una proposizione osservativa in condizioni le più disparate. Finché la sua coscienza induttivista fu soddisfatta ed elaborò un’inferenza induttiva come questa: «Mi danno il cibo alle 9 del mattino». Purtroppo, però, questa previsione si rivelò incontestabilmente falsa alla vigilia di Natale, quando invece di venir nutrito, fu sgozzato.

In altre parole: da un sistema scientifico non esigerò che sia capace di esser scelto, in senso positivo, una volta per tutte; ma esigerò che la sua forma logica sia tale che possa essere messo in evidenza, per mezzo di controlli empirici, in senso negativo: un sistema empirico deve poter essere confutato dall’esperienza.

TESTO 2:

  1. inciampiamo in qualche problema;
  2. tentiamo di risolverlo, per esempio proponendo qualche nuova teoria;
  3. impariamo dai nostri errori, in particolare da quelli su cui ci richiama la discussione critica dei nostri tentativi di soluzione, una discussione che tende a condurci a nuovi problemi.

O per dirla in altre parole: problemi-teorie-critica. Credo che queste tre parole possano da sole riassumere l’intero modo di procedere della scienza razionale.

Ciò che potremmo chiamare il metodo delle scienze consiste nell’imparare dai propri errori in modo sistematico: in primo luogo, correndo dei rischi, osando commettere errori – ossia, proponendo nuove audaci teorie; e in secondo luogo, cercando sistematicamente gli errori compiuti.

Dunque la base empirica delle scienze oggettive non ha in sé nulla di “assoluto”. La scienza non posa su un solido strato di roccia. L’ardita struttura delle sue teorie si eleva, per così dire, sopra una palude. È come un edificio costruito su palafitte. Le palafitte vengono conficcate dall’alto, giù nella palude: ma non in una base naturale o “data”; e il fatto che desistiamo dai nostri tentativi di conficcare più a fondo le palafitte non significa che abbiamo trovato un terreno solido. Semplicemente, ci fermiamo quando siamo soddisfatti e riteniamo che almeno per il momento i sostegni siano abbastanza stabili da sorreggere la struttura.

TESTO 3:

È opportuno notare che una decisione positiva può sostenere la teoria soltanto temporaneamente, perché può sempre darsi che le successive decisioni negative la scalzino. Finché una teoria affronta con successo controlli dettagliati e severi, e nel corso del progresso scientifico non è scalzata da un’altra teoria, possiamo dire che “ha provato il suo valore” o che “è stata corroborata dall’esperienza passata”.

TESTO 4:

Come non esiste una società perfetta, così non esiste neppure un intervento politico risolutore di tutti i problemi sociali. Ogni intervento politico è un’ipotesi, un tentativo di soluzione di questa o quella situazione indesiderabile. Restano con ciò esclusi gli interventi olistici e in primo luogo ogni progetto rivoluzionario. Nella società aperta la critica è condotta per via istituzionale e i programmi sono sempre di ingegneria costituzionale o di meccanica politica minuta, mai di rigenerazione totale.

TESTO 5:

Né la natura né la storia possono dirci che cosa dobbiamo fare. I fatti, sia quelli della natura sia quelli della storia, non possono decidere per noi, non possono determinare i fini che ci proporremo di perseguire. Siamo noi che introduciamo finalità e significato nella natura e nella storia. I fatti in quanto tali non hanno senso; possono acquistarne uno soltanto attraverso le nostre decisioni.

TESTO 6:

È una delle caratteristiche magiche di una primitiva società tribale o chiusa il fatto di vivere in un cerchio magico di immutabilità tabù, di leggi e costumi che sono considerati inevitabili come il sorgere del sole, il ciclo delle stagioni o altrettante ovvie regolarità della natura. E solo dopo che questa magica società chiusa si sia di fatto disgregata può svilupparsi una comprensione teorica della differenza fra natura e società.